Né leone, né gazzella

25 Maggio 2010
Né leone, né gazzella
Una storia che mi fa rabbrividire ancora oggi, a dodici anni di distanza. E allora il telefono non era ancora così centrale nelle nostre vite. Adesso, con carte di credito, messaggi, mappe e email, non potrei sopravvivere 10 minuti. Ovviamente sto scherzando. Potrei resistere anche mezz'ora.

Vada per orsacchiotto (cit.)

Il bar è pieno. C’è gente distratta che si fa scivolare addosso briciole di cornetto così grandi che planano come alianti sul Gran Sasso, ci sono avventori sprofondati nell’avida lettura di giornali sportivi che paventano l’apocalisse a causa della partenza di un allenatore. La barista è veloce ed efficiente, i movimenti sono rapidi e precisi. Alzasse anche gli occhi per incrociare i miei, sarebbe perfetta.
Sorseggio il mio cappuccino al tavolo. Uso tutte le tecniche di Yoga e Taekwondo note in occidente per evitare che la marmellata sgusci dal cornetto mentre digito un sms. Niente, dovrò provare con qualche forma di meditazione azteca.

E’ tardi, vado a pagare e mi avvio verso l’ufficio. Sto per scendere e mi accorgo di non avere il telefono. Devo averlo lasciato sul tavolino.
Niente panico. Nonostante batoste e fregature che avrebbero convinto un monaco tibetano, non riesco ancora a percepire il mondo come un’accozzaglia di approfittatori pronti a pugnalarti alla schiena non appena ti giri sul fianco.

Torno al bar, sul tavolino non c’è nulla. Cerco di scrutare nell’espressione del proprietario una scintilla di compiacimento per quello che sta per dirmi: “Sì il telefono ce l’ho io”. Neanche una scintilla, una fiammella, niente.
Ricevo invece una specie di pugno alla bocca dello stomaco: “Quale telefono?”.

Adesso sì, panico. Provo a chiamarmi dal telefono della macchina, ma dall’altra parte non c’è il ladro, ma solo la voce della segreteria, mai odiata abbastanza. Subito dopo arrivano inevitabili le giaculatorie beneauguranti per il nuovo possessore del mio iPhone, una serie di maledizioni che farebbero impallidire una strega e che mi avrebbero portato dritto dritto al rogo:

  • Che possa rimanere bloccato in ascensore assieme ad un promotore finanziario della Mediolanum!
  • Che tu possa aver bisogno di chiamare il 187 per una fattura sbagliata di Telecom!
  • Che tu possa far la file alle Poste, in un giorno di pensioni, con la linea che cade al cliente prima di te!
  • Che tu possa ricevere una notifica di errata dichiarazione dall’Agenzia delle Entrate!

Se qualcuno di voi pensa che stia esagerando, probabilmente ha ragione. Ma in quel momento ero davvero livido di rabbia. Chiamo comunque il gestore telefonico e chiedo che il numero venga bloccato. La persona dall’altra parte del filo è cortese ed efficiente, prova anche a sollevarmi il morale. Il mondo sta girando davvero al contrario.

Passa mezz’ora, chiamo l’ufficio per avvisarli che sono in ritardo e che sono, mio malgrado, irraggiungibile. Non si premurano neanche di dire “pronto”, ma mi investono con un “il tuo telefono è qui”.
C’era una persona al bar che deve avermi visto uscire, mi conosceva ed ha pensato bene di accompagnare la figlia all’asilo per poi riconsegnare il prezioso ammennicolo direttamente a domicilio.

Sono anni che tento di convincermi che il mondo lì fuori è una jungla e che in affari, amore e guerra non si fanno prigionieri. Sono anni che tento di costruirmi una mentalità da killer, un attitudine da predatore, un atteggiamento da avvoltoio. Anni e anni per passare da gazzella a leone, tanto per citare una storiella appesa sui muri degli uffici di mezza Italia e che incita a correre, correre, correre.

Ora, il senso civico e l’onestà di questo signore mi hanno riportato indietro, non proprio da dove sono partito, ma sicuramente a metà strada. Non sarò più forte come un leone, né veloce come una gazzella. Al massimo sarò agile e scattante come un ippopotamo e forte come un ornitorinco nano.
Ho due soluzioni. O torno al bar e lascio di nuovo il telefono sul tavolo o scappo dalla jungla e mi trasferisco in campagna a coltivare carciofi.

Di certo dovrò citare il presunto benefattore per danni.

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