Come saprete, mi sono appassionato ai tool basati sull’intelligenza artificiale che stanno invadendo i nostri computer e telefoni. Tutta questa passione mi ha reso anche un po’ più consapevole dei rischi, per cui mi capita anche di tenere corsi sulle corrette modalità di utilizzo di ChatGPT e i suoi fratelli.
Il fatto quindi di essere considerato un “esperto” (bontà loro) autorizza in qualche modo qualcuno a chiedermi come sarà il futuro e, soprattutto, come sarà il loro futuro. Se cioè perderanno il posto di lavoro, se finiremo tutti come nel film Wall-e o se le macchine prenderanno il sopravvento come in Terminator.
Ovviamente io non ho alcuna capacità divinatoria. Quando si verifica una rivoluzione, gli ultimi a sapere come andrà a finire sono quelli che la vivono da dentro. Non sappiamo quale piega prenderanno gli eventi. Anche perché non c’è solo l’aspetto tecnologico da tenere in conto, ma anche quello giuridico legato alla liceità di allenare le AI con tutto quello che gli passa davanti e quello sociale con governi che cominceranno a preoccuparsi di eserciti di lavoratori sostituiti da un accrocchio di silicio.
Normalmente avrei detto che le tecnologie non “rubano” il lavoro, ma lo cambiano. Ad esempio, non ci sono più i maniscalchi che ferrano i cavalli, ma ci sono i gommisti. Le rivoluzioni che abbiamo attraversato finora però, erano compatibili con i cicli di vita dell’umanità. I cambiamenti avvenivano nell’arco di secoli (vapore. elettricità. ecc.), più recentemente in decine di anni (ad esempio Internet), ma con l’AI si viaggia così velocemente che cominciare a studiare oggi per imparare un mestiere è praticamente una roulette russa.
Diciamo però che se uno è sveglio e ha una buona familiarità con le tecnologie dovrebbe essere in grado di sopravvivere o addirittura cavalcare l’onda.
Per avere un’idea più affidabile possiamo andare a guardare cosa sta già succedendo da qualche anno ai lavori che richiedono un rapporto con i clienti. Anche senza AI stanno velocemente scomparendo i cassieri nei fast food, sostituiti da enormi schermi touch. Anche senza AI, stanno scomparendo gli addetti al call center, incubo di chiunque possegga un telefono. Anche senza AI, stanno scomparendo gli addetti al check-in negli aeroporti. I mediatori tra cliente/utente e i servizi sono sempre più gestiti da macchina. E l’AI non è ancora entrata appieno, se non in qualche chatbot.
L’AI renderà ancora più “sostituibili” questi lavori e, anzi, cominceranno ad essere attaccate delle roccaforti che sembravano inespugnabili, come le guide nei musei, ad esempio. Già alcuni musei hanno delle voci registrate, ma senza alcuna interazione. Io invece penso a un software sul telefono sa chi sei, che gusti hai e, una volta arrivato nei pressi di un quadro, comincia a sciorinarti informazioni negli auricolari, rispondendo a domande, approfondendo qualche aspetto, facendo riferimenti a altre opere che hai visto in un altro museo, magari divagando anche sulla vita sociale del pittore. E tutto, con una voce suadente e anche qualche battuta di spirito.
E allora alle guide cosa facciamo fare? Probabilmente qualcuna lavorerà nelle aziende che “allenano” i software-guida. Altre cambieranno mestiere. Altre non penseranno minimamente di intraprendere quel mestiere, esattamente come, già adesso, a nessuno viene in mente di cominciare una carriera da facchino all’aeroporto. Hanno inventato delle maledette rotelle sotto le valigie che hanno reso obsoleto il suo lavoro dei sogni.
Insomma, non so cosa ci aspetta. Ma so che lo sapremo presto.