Software perfetti, sviluppatori meno

23 Aprile 2025
Programmatori ornai ciechi
Chi sta scrivendo il codice per l'app di gestione del nostro conto corrente bancario? Chi sta realizzando il programma di gestione delle cartelle cliniche della nostra ASL? E chi sta mettendo insieme un software di puntamento dei missili multi-testata americani? Non sarà mica ChatGPT? E se sì, come facciamo a essere certi che non ci siano pillole avvelenate?
Disclaimer: si parla di programmazione e AI, ma prometto di non essere troppo tecnico.

Da quando, qualche mese fa, ho messo piede sull’isola del terrore denominata “freelance”, ho rispolverato una vecchia passione: creare applicazioni su misura. Non sono mai stato un programmatore nel senso classico del termine. Ho una formazione “umanistica”, insomma più Shakespeare che Javascript, più De Saussure che SQL.

Il mio primo programma lo scrissi su un Texas TI-99 nel 1982, copiando il codice dalle riviste. Funzionava. Nei successivi trent’anni ne ho scritti decine, forse centinaia, anche piuttosto complessi. Poi ho smesso e nel frattempo è cambiato tutto: linguaggi, framework, logiche, strumenti. Letteralmente un altro mondo.

Qualche mese fa ho ripreso timidamente. Anche grazie a ChatGPT, Gemini e Claude ho creato una piccola app per uso personale in pochi giorni. Senza di loro ci sarebbero voluti mesi. O forse mi sarei arreso subito.

Oggi ho provato Cursor. Un editor che sembra uscito da un film di fantascienza: scrive codice in qualsiasi linguaggio, propone funzioni, corregge errori, capisce cosa stai per scrivere appena digiti tre caratteri, a volte prima ancora che tu lo faccia. Leggo che questi tool AI producono un codice tutt’altro che perfetto. Ok, prendo nota. Ma nel mio caso, scrivono con una sintassi, pulizia e concisione che io non avrei mai raggiunto.

Ed è qui che arriva il nodo. Cursor (assieme ai suoi fratelli VSCode+Cline, Copilot, ecc.) è già molto usato, e lo sarà sempre di più. Il fenomeno ha già un nome: “vibe coding“. Immagino sia utilizzato molto anche nelle università, dove dovremmo formare sviluppatori capaci e competenti. Ma che tipo di sviluppatori formeremo, se il codice viene ormai scritto da qualcun altro?
Con questo trend, presto potremmo trovarci circondati da applicazioni perfettamente funzionanti… di cui pochi capiscono davvero il funzionamento. E ancora più avanti, fra trent’anni nessuno potrà farlo, se non l’intelligenza artificiale che le ha create.

Non è fantascienza. È il 23 aprile 2025, e questo scenario è già realtà. Lo sviluppo del software si sta trasformando in una gara a chi scrive il prompt più dettagliato. Il codice lo scrive il tool. L’essere umano osserva compiaciuto.

Ad un certo punto, gli stessi linguaggi di programmazione, quei vecchi ponti tra noi e la macchina, potrebbero diventare superflui. Perché tradurre tutto in Python o PHP, se la macchina può capirsi da sola? Potrebbe scrivere direttamente in binario, chilometri di 0 e 1 perfettamente ottimizzati ma totalmente illeggibili per noi. E l’essere umano, tranquillo, userà il software cliccando sui bottoni come sempre, ignaro di come funziona il motore che macina informazioni sotto il cofano.

La cosa potrebbe sembrare anche normale. Siamo in molti a guidare un’auto senza sapere cos’è un carburatore o un differenziale. Ma il progettista della stessa auto, l’ingegnere a capo del reparto produzione, il meccanico che la ripara sanno perfettamente come funziona. Nel caso del software si rischia di non avere più nessuna di queste figure.

Non è uno scenario da Terminator. Ma ci somiglia. Perché quella stessa macchina sa anche dove sono salvate le password. Sa cosa c’è nei database. E se qualcosa andasse storto? Se qualcuno di Cursor (o dell’AI utilizzata da Cursor) infilasse nel codice una backdoor, una trappola, un errore volontario?
Chi sta scrivendo il codice per l’app di gestione del nostro conto orrente bancario? Chi sta realizzando il programma di gestione delle cartelle cliniche della nostra ASL? E chi sta mettendo insieme un software di puntamento dei missili multi-testata americani? Non sarà mica ChatGPT? E se sì, come facciamo a essere certi che non ci siano pillole avvelenate?

Sono un entusiasta dell’intelligenza artificiale. La uso, la esploro, la spingo al limite. Ma proprio per questo credo che servano regole. E a livello internazionale. Altrimenti rischiamo di ritrovarci a bordo di un’auto senza freni e senza volante.