Premessa 1: mettetevi comodi, sarà lunga.
Premessa 2: la multa era sacrosanta e l’ho anche già pagata.
I fatti: l’altro giorno ho parcheggiato l’auto di mia moglie con due ruote sul marciapiede in una strada semicentrale. Da buon italiano ho pensato che sarebbero stati dieci minuti e non valeva la pena andarla a parcheggiare a chilometri di distanza. I dieci minuti sono diventati trenta e ho trovato l’amara sorpresa sul parabrezza. Come da premessa 2, non ho neanche provato a cercare il solerte vigile e implorare pietà e misericordia. Meritavo la punizione e ho sborsato 60 euro abbondanti per auto su un marciapiede.
Ora vediamo invece di cosa mi lamento.
Provo a fare una sinossi di quanto state per leggere, nel caso non abbiate voglia: al Comune di Termoli sono o incompetenti o incuranti delle regole. Lascio scegliere a voi. Posso invece affermare con certezza che sono arretrati tecnologicamente.
Le mie note toccano diversi aspetti e sono rivolte al Comune nella sua interezza, a partire quindi da chi lo amministra. Sono tre punti, ie espongo uno alla volta:
Quella che vedete in basso è la copia parziale della multa che ho trovato sul parabrezza (ho sfocato solo i numeri del verbale e del bollettario).

Mi limito a far notare le tre “stranezze” più evidenti:
Ma come è possbile che esistano ancora le multe con bollettini di carta chimica? Ne hanno acquistato tre tonnellate nel 2005 e non ancora finiscono?
E che succede quando l’accertatore torna in ufficio? Copia a mano i dati su un sistema elettronico, generando quindi aumento dei tempi ed errori di trascrizione?
Il bollettino manuale ormai lo vedo solo in qualche lavanderia e, forse, da un ciabattino. Forse.
L’ultima multa per divieto di sosta la presi nell’agosto del 2010, a Edimburgo. Ci scrissi anche un post. In quel caso, non mi lamentai affatto dell’arretratezza della polizia scozzese. Al contrario, notai come la multa fisica fosse una stampa uscita da una stampantina portatile collegata a un tablet con il quale il prode vigile in kilt fece anche le foto. In questo modo, dall’Italia, guardando le foto, fui in grado di capire il perché della multa e fui anche in grado di pagare direttamente. Tutto tracciato, collegato, senza nessun intervento umano intermedio. Ma era il 2010. Noi siamo trent’anni indietro. Toccherà aspettare il 2040.
E veniamo alla cosa più misteriosa. Un’oretta dopo la macabra scoperta del foglietto verde sul parabrezza, mi arriva un SMS. In basso vedete lo screenshot.

Ho sfocato l’indirizzo. Per chi non conoscesse SEND, questa è la definizione di ChatGPT: “SEND significa Servizio Notifiche Digitali. È la piattaforma nazionale gestita da PagoPA S.p.A. che permette alle Pubbliche Amministrazioni di inviare ai cittadini comunicazioni e atti con valore legale in formato digitale”
Uelaa, ma allora ce l’hanno la tecnologia al Comune! Wow!
No, aspetta. Le notifiche di SEND dovrebbero essere, appunto, notifiche di un’app (ad esempio IO), non un banale SMS. E poi che indirizzo è quello?
Indago e l’indirizzo porta al sito di Telepass. E che c’entra Telepass? Sembra proprio un SMS di phishing come quelli fasulli di NEXI che ti avvertono che è stato richiesto un bonifico.
Ma come mai è arrivato proprio qualche ora dopo la multa? Potrebbe essere una coincidenza, però è moooooolto strana. E comunque la macchina è intestata a mia moglie, ma l’SMS è arrivato a me. Magari c’è il mio numero da qualche parte.
La spiegazione più complottista di questa storia potrebbe essere che il computer del Comune, o il servizio cloud che utilizzano, sia compromesso da qualche virus, trojan, verme, qualcosa che genera SMS truffaldini a tutti coloro che prendono una multa. In questo modo colpiscono utenti con un basso livello di guardia e aumentano le probabilità di successo. Spero proprio non sia così.
L’altra ipotesi, sempre troppo assurda per essere vera, è che anche l’SMS sia generato “manualmente” e questo abbia provocato le incongruenze.
Avrei altri particolari, ma come avevo previsto, sono già andato troppo lungo.
La morale qual è?
Io ho pagato per il mio errore, anche perché per fare ricorso al Prefetto avrei perso troppo tempo. E, almeno per ora, il mio tempo vale più di 60 euro.
Chi invece organizza e dirige le cose al Comune, apparentemente, non paga mai per i suoi errori e, soprattutto, omissioni, ma è anzi sempre più premiato dalla cittadinanza.
Ergo, anche stavolta è colpa nostra.