Ho recentemente organizzato e poi tenuto un corso sull’uso della cosiddetta “intelligenza artificiale” ad un reparto specifico della mia azienda. Il posto dove lavoro è estremamente vario. Pullula di professionalità molto diverse tra loro: creativi, scrittori, designer, analisti, organizzatori, programmatori, account, semiologi, progettisti 3D, videomaker, giornalisti, contabili. E’ un universo variopinto, con interessi e esigenze molto diverse. Eppure, durante le fasi di preparazione del corso, per ognuno di loro ho trovato una, due, dieci possibili possibilità di utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Non c’è molto da insegnare in un corso su ChatGPT e similari. Lavorano con il linguaggio naturale, non c’è bisogno di spiegare l’interfaccia utente. Al massimo ho dovuto chiarire che i “prompt” devono descrivere bene l’output desiderato, non essere ambigui e via così. Ho ovviamente messo in guardia i miei “allievi” sulle allucinazioni e sulle cantonate epiche che ogni tanto (spesso) capitano. È più di un anno che gioco con questi strumenti generativi e posso dire di avere una certa esperienza, pur non avendo la benché minima formazione specifica.

E’ comunque un mondo enorme e ha una velocità evolutiva strabiliante. Stare dietro a tutte le app che escono quotidianamente è forse impossibile, ma è certamente divertente. Ho praticamente ricominciato a studiare. E sperimentare mi fa tornare quelle stesse sensazioni che provavo quando, nei primissimi anni 80, osavo scrivere programmi in BASIC per il mio Texas Instruments Ti99/4A senza alcuna formazione. Alla fine riuscii anche a creare dei giochi con una grafica accettabile, almeno fino a quando non andai a sbattere contro il limite dei 16K di ram di quell’aggeggio.

Ci sono però un paio di differenze importanti: allora era molto difficile trovare libri o altre fonti da cui imparare e mi sentivo al tempo stesso un pioniere e un privilegiato. Ora c’è fin troppo materiale, Youtube strabocca di tutorial e anticipazioni. Praticamente siamo già milioni a utilizzare questi strumenti. Non mi sento certamente un pioniere.

In breve, allora imparavo per stare più avanti. Ora imparo per non rimanere indietro.

L’immagine in alto non è pertinente, lo so. È solo uno dei tanti esperimenti, in questo caso con le nuove funzionalità di “dipingere” di ChatGPT, utilizzando il plug-in “Cosmic Dream”.