Il colore dell’anno è uscito da una lavatrice triste

5 Dicembre 2025
Cloud Dancer
Pantone ha nominato il colore del 2026. Quest'anno deve essere tornato il creativo dei nomi, ma è andato in ferie quello che si occupa dei colori. Il nome è perlomeno immaginifico: “Cloud Dancer”. Peccato che il colore sia un banalissimo bianco sporco.

Immagino che tutti abbiate sentito parlare di “Pantone”. Per quelli che pensano che sia una versione più grande di quell’accrocchio che prende la corrente dai fili sopra i binari (tranne in Molise, ovviamente), posso dire brevemente che è un’azienda che, già negli anni 50, ha definito degli standard per i colori, tutt’ora utilizzati da imbianchini e grafici.

Credo che gran parte del fatturato lo facciano vendendo le licenze delle loro classificazioni dei colori. Insomma, un’azienda che è stata quasi del tutto invisibile al grande pubblico per qualche decennio.
Prima della scadenza dello scorso secolo, qualche illuminato impiegato del loro ufficio marketing ha avuto la brillante idea di nominare il “colore dell’anno”. Si trattava del colore dell’anno 2000 ed era il color “Ceruleo” (“Pantone 15-4020” nel loro incomprensibile codice).
Da allora ci siamo beccati ad ogni fine anno articoli, servizi televisivi, blog (come questo che state leggendo) che cercano un senso nelle scelte fatte da un oscuro impiegato a Carlstadt, un nome di città che vedrei bene nella bassa Sassonia, ma che invece è in New Jersey.
Il colore del 2025 è stato il “Mocha Mousse”, in pratica un marroncino che nessuno userebbe, se non per colorare qualcosa che deve ricordare delle… deiezioni. Il 2024 è stato più fortunato. Il “Peach Fuzz” aveva il suo perché. Solo che non ricordava affatto un color “pesca”. A me sembrava più un salmone chiaro, ma vabbè, colpa mia che non distinguo un “pervinca” da un “vinaccia”.

L’oscuro markettaro della Pantone (o i creativi dell’agenzia che li supportano) l’hanno pensata bene. Scegliere il colore non basta. Bisognava dargli un nome “catchy”, fare in modo che i giornali avessero qualcosa da dire e commentare.

E allora via con “Aqua Sky” (2003), “Tangerine Tango” (2012), “Marsala” (2015), “Viva Magenta” (2023). Qualche volta il creativo però si è dato malato e sono venuti fuori nomi decisamente più banali: “Mimosa” nel 2009 (ma evidentemente le mimose in New Jersey le affumicano) e “Turchese” l’anno dopo. Entrambi i nomi sono proprio così, in italiano, non li ho tradotti io. Divertitevi a vederli tutti su Wikipedia.

Per il colore del 2026 deve essere tornato il creativo dei nomi, ma è andato in ferie quello che si occupa dei colori. Il nome è perlomeno immaginifico: “Cloud Dancer”. Peccato che il colore sia un banalissimo bianco sporco, con una leggerissima, praticamente impercettibile, tendenza al giallo (almeno, io così lo vedo sul mio monitor). A me sembra il colore di una mia camicia con troppi lavaggi. Altro che “nuvola”.

Ma magari questa scelta così poco eccitante è figlia dei nostri tempi, così complicati e imperscrutabili. Avranno voluto, almeno loro, rimanere sul classico, un bel bianco che sta bene su tutto, ma che non sia brillante, altrimenti si nota troppo. E, soprattutto, non si ingrigisce al primo lavaggio.