Chi è Barbra Streisand e cos’è l’ “effetto Streisand”?
Per i più giovani, Barbra Streisand è una cantante/attrice americana, molto popolare negli anni settanta e ottanta.
Per i più anziani, l’effetto Streisand è un fenomeno mediatico per il quale un tentativo di censurare o rimuovere un’informazione ne provoca, contrariamente alle attese, l’ampia pubblicizzazione. (da Wikipedia).
L’effetto si chiama così perché, nel 2003 l’artista americana citò in giudizio un sito che mostrava le foto aeree della sua villa, chiedendone la rimozione per motivi di sicurezza. L’effetto della denuncia fu ovviamente del tutto diverso. Quel sito era misconosciuto. Dopo la citazione divenne popolarissimo e le foto che la Streisand voleva nascondere vennero divennero visitatissime e vennero riprese da molti altri siti, rendendo di fatto impossibile ogni tentativo di cancellarle dal web.

Da allora, ogni maldestro tentativo di insabbiare qualcosa che è ignoto ai più e che finisce per produrre l’effetto inverso viene chiamato “effetto Streisand”. Quelli che lavorano nella “gestione delle crisi” lo conoscono bene ed è per questo che, molto spesso, consigliano ai propri clienti che fanno qualche fesseria di non parlare, commentare, fiatare per evitare di peggiorare la situazione.

Recentemente mi sono imbattuto in un caso al limite del grottesco, che porta agli estremi il cosiddetto effetto Streisand.

Qualche giorno fa, un giornalino locale americano chiamato “Ouray County Plaindealer” ha pubblicato la storia di una presunta violenza sessuale perpetrata all’interno della stazione di polizia di Ouray, Colorado, meno di mille abitanti, sulle montagne a sud di Aspen. La probabilità che tale notizia oltrepassasse i confini della contea (in tutto 5.000 anime) era molto bassa. Direi zero. Se ne sarebbe parlato al bar, tra una partita e l’altra al biliardo, o all’emporio dove i pochi abitanti comprano carne in scatola assieme a zappe e vanghe da caricare sui loro enormi pick-up.

A qualcuno però, immagino il colpevole, essere finito in prima pagina sul giornale locale dava fastidio. Molto fastidio. Allora ha pensato bene di cercare tutti distributori semi-automatici della contea e trafugare tutte le copie. Questi distributori sono delle piccole casse di metallo e vetro dove si infila un dollaro, si apre il coperchio e si ritira una copia. Ecco, il nostro furbone, di buon mattino, ha messo un dollaro in 12 casse e si è preso tutte le copie di ciascuna cassa. Il bottino di 200 copie gli è comunque costato 12 dollari.

Ovviamente, la notizia del furto di tutti i giornali è presto rimbalzata ovunque (ad esempio sul Guardian, giornale inglese) ed è arrivata in ogni angolo del globo. Ora, quindi, tutto il mondo sa che alla stazione di polizia di Ouray, una diciassettenne è stata (presumibilmente) violentata e il (sempre presunto) violentatore ha tentato goffamente di nascondere il fatto.
Un perfetto caso di “effetto Streisand”.

Quello però che mi lascia interdetto, è che in America ci siano ancora dei distributori di giornali posti agli incroci dove basta inserire una moneta per prendere una, o due, o tutte le copie del giornale.
Li avessero installati in Italia, il primo giorno, il primo “cliente” avrebbe preso tutte le copie della Gazzetta dello Sport e le avrebbe poi rivendute a tutti i bar della zona che lasciano i giornali sul frigo dei gelati. Il secondo giorno, qualcuno avrebbe rubato i distributori (con o senza giornali), per razziare le (poche) monete lasciate dai clienti onesti.

Va bene, sono un troppo pessimista. Sbaglio a non fidarmi del senso civico degli italiani. Faccio ammenda, non siamo così incivili. I suddetti distributori sarebbero durati una settimana.