Vorrei prendere spunto dal recente fatto di cronaca nel quale un famoso influencer americano ha perso la vita dopo un colpo d’arma da fuoco esploso da un tetto a un centinaio di metri di distanza (notare gli equilibrismi lessicali per evitare di essere classificato da Google come un sito sovversivo).
Metto da parte le considerazioni sociali, politiche, religiose. Non è questo il posto adatto e, visto il tono leggero di questo blog, qualsiasi considerazione che non sia una profonda analisi sarebbe irrispettosa.
Vorrei invece sottolineare quanto i famosi servizi segreti americani, tanto mitizzati da Hollywood, si siano dimostrati inefficaci, se non proprio imbelli.
Non sono certo un esperto di sicurezza, ma negli ultimi dieci anni (abbondanti) ho contribuito all’organizzazione e alla gestione di numerosi eventi internazionali con partecipanti di “alto profilo”, in qualche caso anche altissimo profilo.
Tra i miei compiti c’era solitamente la difesa da possibili attacchi “cibernetici”. Però, pur non occupandomi direttamente della sicurezza “fisica”, sono stato testimone della pianificazione delle misure di prevenzione, ho partecipato a riunioni su riunioni, e vi posso assicurare che il livello di attenzione su particolari apparentemente inoffensivi era maniacale. L’ipotesi che qualcuno potesse anche solo avvicinarsi alle persone da proteggere con un tagliaunghie in tasca non era proprio contemplata.
Gli uomini armati sui tetti c’erano e presumo avessero anche buona mira, ma erano gli uomini della polizia locale, non studenti arrivati al campus con un’arma da cacciatori di elefanti sotto il braccio.
Peraltro, non serviva certo una grande esperienza sul campo per capire quanto il fallito attentato a Trump, allora ancora candidato per la presidenza americana, fosse stato assurdo per la pochezza dell’organizzazione e per la (apparente) ingenuità del servizio di sicurezza.
Questa volta però non avevano neanche l’alibi del “non ce l’aspettavamo”. Che qualcuno possa appostarsi su un tetto con un fucile è scritto nella prima pagina del manuale del “Giovane agente segreto”.
Insomma, la verità è che i film di Hollywood sono pura finzione. Ma anche quelli di Cinecttà o Bollywood se è per questo. Mi cade un mito.
Ma il problema non è che gli agenti segreti non siano come Tom Cruise.
Il problema è che somigliano tutti a Peter Sellers.
In conclusione, dopo diverse terribili esperienze con diverse categorie professionali, (geometri, meccanici, idraulici, elettricisti, ovviamente informatici, ma anche avvocati, ingegneri, ecc.), il mio mantra ormai è diventato: “nessuno sa fare più il suo mestiere”.
E ora nella lista ci devo mettere anche i servizi di sicurezza americani.
Ricordatemelo quando deciderò di tenere un comizio in piazza.
Mi servirà una squadra attrezzata contro il lancio di pomodori.