Avete presente quelle domande tipiche da colloquio di lavoro? “Dove ti vedi tra dieci anni”, oppure “Dimmi un tuo difetto e un tuo pregio”, quella roba lì che i recruiter sparano per capire che tipo sei?
Quelle domande ai quali i candidati, sapendo della trappola, rispondono con qualcosa che hanno letto su qualche manuale tipo “Come farsi assumere anche senza saper fare un tubo”?
Ecco, non ho mai fatto un colloquio di lavoro (ma non è detto che non succeda), ma io sono un inguaribile ingenuo e probabilmente risponderei seriamente.
Dove mi vedo tra dieci anni? E’ semplice, davanti a un computer a cercare di capire come funziona quella cosa nuova che sarà uscita il mese prima.
Un difetto? Quanto tempo abbiamo? La lista è lunghetta.
Un pregio? La lista è meno lunga, ma comunque, se dovessi sceglierne uno, direi: mi piace imparare.
Oggi è il mio compleanno, ne compio 65 e dovrei aver passato già da un po’ la fase di “apprendimento”. E invece continuo a studiare. Negli ultimi 15 anni ho imparato una miriade di cose che non avevo mai toccato nei miei primi 50 anni, durante i quali ho imparato e fatto un bel po’ di cose, anche molto diverse tra loro (trovate qui il mio post del cinquantesimo compleanno, se siete curiosi).
Facciamo allora un bilancio focalizzato solo su questi ultimi 15 anni. D’accordo, è una “sboronata” galattica, ma lo faccio sul mio blog personale. Almeno qui, mi è concesso?
Allora.
Tra il 2010 e il 2015, ho approfondito le mie conoscenze di PHP (prima ero più sul fronte Microsoft in tema di linguaggi server-side: ASP, ,NET, quella roba lì) e ho imparato a lavorare con WordPress (non intendo banalmente fare siti, ma proprio creare temi e plug-in).
Dal 2015, ho utilizzato la mia esperienza di “software project manager” de noantri per progettare, supportato da valentissimi sviluppatori, un sistema di gestione degli eventi che per diversi anni è stato una componente importantissima per il successo dell’azienda per la quale lavoravo. Non sapevo nulla di eventi. Anche in quella occasione, la mia passione per “le cose che non ancora conosco” si è rivelata vincente.
A quel punto, visto che c’ero, ho imparato a scrivere documenti di gara sugli aspetti tecnici degli eventi. Devo aver imparato molto bene, se i miei progetti hanno contributo a far vincere gare europee con basi d’asta milionarie.
Nel frattempo, ho trovato il modo di occupare i miei quotidiani viaggi da pendolare tra Termoli e Pescara per imparare un po’ di russo. Non tanto, ma abbastanza per farmi capire. Non si sa mai.
Grazie anche al temporaneo trasferimento ad Alicante tra il 2019 e il 2022, ho poi imparato a cucinare (non abbastanza da farne un mestiere), ho imparato lo spagnolo (non perfettamente, ma abbastanza per poterci lavorare), ho imparato a districarmi nelle regole dalla data-protection (GDPR e affini), colpa (o merito) del cliente di cui mi occupavo (EUIPO) che era piuttosto attento su questo punto (“attento” è un clamoroso eufemismo, erano davvero maniacali su questo aspetto). Ho anche imparato tutti i segreti dello streaming e dell’interattività in eventi fisici, ibridi e online, per cui a questo punto non so solo progettarli, ma anche realizzarli.
Un paio di anni fa mi sono messo a studiare la “domotica” e ora casa mia è infestata da sonde, sensori, switch WiFi e Zigbee, automazioni e quant’altro si possa immaginare sia utile. o anche del tutto inutile, ma divertente. Datemi un Raspberry PI e vi automatizzo anche una sedia a dondolo.
Recentemente, per non annoiarmi, avevo pensato di imparare in treno anche il cinese. Purtroppo, ho smesso di fare il pendolare, ma non è detto che non lo riprenda (il cinese, non il pendolarismo).
Per finire, da un paio d’anni sono una spugna che assorbe tutto quello che succede intorno all’AI. L’intelligenza artificiale mi affascina e, oltre ad usarla in maniera intensiva come supporto al mio lavoro, la sto facendo diventare l’oggetto principale del mio prossimo mestiere: il formatore.
“Insegnare” non è esattamente una novità. L’ho fatto per quarant’anni, ancorché in maniera saltuaria. Dai primissimi corsi di BASIC negli anni 80 all’AI generativa negli anni 2020, passando per Excel, persino contabilità ordinaria, oppure più recentemente Data Protection e quant’altro mi è ruotato attorno. Mi dicono che, oltre a imparare, non sono male a insegnare, ma c’è sempre spazio per migliorarsi.
Insomma, solitamente a 65 anni ci si prepara alla pensione. Io invece non ho intenzione di smettere di imparare.