Ho appena iniziato il mio viaggio verso il rinnovo del passaporto. E già ho trovato materiale per scrivere un libro, altro che un post. Alla fine del viaggio, temo che potrò scrivere un tomo che Dostoevskij mi invidierà.

Ma forse è meglio così: concentriamoci su un punto solo.

Il primo giorno libero è fra sette mesi. Meglio di una risonanza magnetica, ma comunque un’eternità.

Per fare o rinnovare il passaporto, fino all’anno 1 PC (Pre Covid), ci si recava presso la locale questura armati di foto, ricevute di versamento, bolli acquistati dal tabacchino sotto casa e altro materiale cartaceo. Si consegnava tutto e si attendeva.

Immagino che il Covid abbia complicato la faccenda della consegna, per cui si sono inventati gli appuntamenti. Nulla da eccepire fin qui. Si va sul sito, ci si autentica con lo SPID, il sistema a qual punto sa che abito in un certo posto e mi propone di scegliere la Questura della mia città o del capoluogo. Scelgo ovviamente la mia città e scopro che gli appuntamenti sono tutti cumulati in un giorno della settimana. Uno solo. E siccome non vorranno creare assembramenti, per ogni giorno della settimana consentono a un numero (molto) limitato di persone di prenotare. Ne consegue che il primo giorno libero è fra otto mesi. Meglio di una risonanza magnetica, ma comunque un’eternità. Anche perché io col passaporto ci lavoro, non ci vado alle Maldive.

Provo allora a prenotare alla Questura del capoluogo: solo sei mesi di attesa. Sono quasi euforico. Ma la “libertà di movimento” non è un diritto garantito dalla Costituzione?

Capisco che possano esserci tempi tecnici, ma impedire a chicchessia di espatriare (in paesi extra-EU) per otto mesi equivale a una condanna per abigeato.

Tralascio per carità di Patria l’interfaccia utente e il layout grafico del sito dove ci si prenota. Neanche negli anni 90 ho visto cose più brutte e inusabili. Tralascio… anzi, rimando le mie lagne sul fatto che, dopo aver prenotato un appuntamento online, devo sempre portare pezzi di carta, ricevute di bollettini postali e marche da bollo. Perché non pagare tutto online? Perché non inviare la foto già dal sito? Vogliono vedermi in faccia? L’hanno già fatto quando ho creato lo SPID.

Vabbè, rimando a quando avrò il mio bel, fiammante, nuovo “Passaporto Elettronico”. Non vorrei che me lo neghino perché sono un pericoloso sovversivo che ingiuria la tecnologia della “MadrePatria”.

E poi, alla fine hanno anche il coraggio di chiamarlo “Passaporto Elettronico”. Ma rimane comunque un librettino di carta. Ottenuto portando fisicamente una serie di pezzi di carta a 70km di distanza (prendendosi un giorno di ferie), consegnandolo brevi manu a un solerte impiegato che controllerà il tutto e mi dirà qualcosa tipo: “torni tra 15 giorni a ritirarlo”.

Avendo il terrore di aver dimenticato qualcosa, dopo quelle parole lo ringrazierò anche con calore.