Malati di tecnologia

15 Ottobre 2008
Blocco note su un portatile
L'utilizzo dell'informatica (e poi dei servizi online) è stato un argomento piuttosto frequente nei miei post. Qui racconto di un metodo piuttosto... spartano per gestire le prenotazioni. Temo che le cose, dopo quindici anni, non siano cambiate. Ma non perché alla ASL non sappiano usare la tecnologia. E' proprio che non gli frega nulla di dare un servizio efficiente.

Informatica a macchia di leopardo, anzi di cucciolo di dalmata

Ho già parlato di qualche mia vicenda ospedaliera, l’argomento si presta e l’organizzazione della sanità non lesina di darci esempi su come non si lavora con criterio. Insomma non sono molto originale, ma non posso proprio tirarmi indietro.

L’altro giorno ho portato mio figlio al pronto soccorso per una distorsione al ginocchio (se l’è procurata giocando a basket assieme a quello sciagurato di suo padre). Mio figlio è cliente fisso da quelle parti (braccio, dita più volte, naso, quasi sempre giocando a basket) quindi conosco bene la trafila. Arrivo al triage, nome cognome, data di nascita e sul PC dell’infermiere appare tutta lista delle visite di mio figlio al pronto soccorso. Ah, la tecnologia! L’infermiere comincia a squadrarmi con aria indagatoria col terrore di trovarsi fronte ad un orco maniaco picchiatore di bambini. Evidentemente non assomiglio molto a Jack Nicholson in Shining e, con un sospiro che trasuda disapprovazione, ci manda in sala d’attesa, ma lo sfoggio di tecnogia mi rincuora non poco.

Un primo esame al ginocchio e via di corsa a fare le radiografie, poi di ritorno al pronto soccorso dove bendano stretto il ginocchio e ci fissano una visita specialistica in ortopedia. E qui viene la parte interessante.
Il dottore ci mostra l’agenda che sta utilizzando, si tratta della ben nota PaperSheet 2.0. Questo straordinario strumento non si usa con tastiera e mouse, bensì con una specie di pennino di PDA ma un po’ più grande (lo chiamavano Bic, suppongo fosse alla versione 1.0) che miracolosamente scurisce i pixel del PaperSheet al suo passaggio. Non mi è chiaro il meccanismo, ma deve esserci qualche relazione con il misterioso liquido scuro presente nello stilo. Dall’agenda si evinceva che nella giornata di lunedì c’erano già 6 prenotazioni mentre per il giorno successivo saremmo stati i terzi. L’interfaccia non era chiarissima: c’erano due righe occupate da strani simboli runici. Ma il dottore mostrava di comprenderne il significato. Prenotiamo per martedì alle 10.30.

Martedì alle 10.30 siamo lì, dottori ed infermieri arrivano un po’ più tardi perché impegnati in altre emergenze. Un infermiere ci chiede i vari documenti e, con un pennino simile a quello dell’agenda, segna la busta delle radiografie con un numero progressivo. Incredibile, anche le buste sono sensibili alla pressione! C’è però una cosa che mi angustia: ma se eravamo prenotati, perché vogliono sapere chi siamo e chi è il primo? Non c’è stato un passaggio automatico di informazioni tra l’agenda PaperSheet del pronto soccorso e quella di ortopedia? Pensavo di sì, magari usando il protocollo di trasmissione Feet 2.0, molto comodo perché non necessita di cavi, wireless insomma.

Invece no. Entrando nell’ambulatorio non c’era uno straccio di agenda, un pc, una calcolatrice, un abaco a vapore. Il foglietto delle prenotazioni unto di lasonil sarà finito nel cestino alla fine del turno, sicuramente in bustoni riservati ai rifiuti speciali, stoccati a due zillioni al kilo. Chiunque si fosse presentato, sarebbe stato accolto con tutti gli onori (benissimo) in barba alla prenotazione (malissimo). Allora a cosa serviva? Forse solo ad evitare di ingolfare ortopedia. Beh, lodevole comunque, però diamine se io fossi il Direttore Sanitario e volessi sapere quante visite abbiamo fatto, quante prenotazioni sono saltate, i tempi medi di intervento, quanti gessi torneranno per essere rimossi, magari per organizzarmi coi turni? Se io fossi il Direttore Sanitario e volessi sapere come (e se) funziona il mio ospedale, come dovrei fare?

Un’idea ce l’avrei, anche più di una, ma forse proprio per questo non faccio il Direttore Sanitario.

Altri vecchi blog a caso

  • Nuovo comandante, nuova rotta

    L'elezione di Obama fu un momento di rottura e di speranza (almeno per me). Questo post potrebbe sembrare ormai obsoleto. Eppure le considerazioni sull'immobilismo della politica italiana, o in generale, sulla vita civile italiana, sono ancora più che pertinenti.
  • Vi inventiamo una nuova vita…

    Beh, questo post funziona benissimo anche a dodici anni di distanza. E probabilmente funzionerà ancora anche tra dodici anni. Curare la propria "reputazione" sui social e sul web è importante. A meno che non siate già ricchi o in pensione. Io non sto nel primo gruppo e mi appresto a entrare nel secondo.
  • Malati di tecnologia

    L'utilizzo dell'informatica (e poi dei servizi online) è stato un argomento piuttosto frequente nei miei post. Qui racconto di un metodo piuttosto... spartano per gestire le prenotazioni. Temo che le cose, dopo quindici anni, non siano cambiate. Ma non perché alla ASL non sappiano usare la tecnologia. E' proprio che non gli frega nulla di dare un servizio efficiente.
  • The shoemaker with the broken shoes

    Questo fu il primo post del nuovo sito di Tecnova, l'azienda di cui ero socio. Il post è del 2008, Tecnova lavorava sul web da più di dieci anni. Il primo lavoro sul web risaliva al 1997. Ma il paradosso era che noi stessi, per diversi anni, abbiamo avuto una pagina "Coming soon" come sito.
  • Italiano a go-go

    Certo, l'italiano si è riempito di termini stranieri, soprattutto inglesi. Ma anche gli stranieri utilizzano molte parole italiane, soprattutto per prodotti che vogliono ammiccare ad una, vera o presunta, italianità. Il problema è che qualche volta lo fanno a sproposito.
  • Storie di ordinaria Amministrazione

    Due storie nello stesso giorno sull'atavica incapacità della nostra Pubblica Amministrazione di sfruttare le nuove tecnologie. A distanza di dodici anni, forse le cose sono cambiate, ma io non ne sono molto convinto. Non ho però nessuna intenzione di verificare di persona.
  • Giovani sregolati

    Non sono certo i tatuaggi rovinare il mondo. Ma forse non sono state neanche le cravatte. Questa storia vuole solo raccontare che sia i tatuaggi, che le cravatte, non contano. Contano soltanto teste, cuori e coscienze. Con tatuaggi o con cravatte.
  • Mai chiedere consigli a sconosciuti

    Molte delle considerazioni che faccio in questo post del 2009 rimangono sensate anche oggi, a distanza di quasi quindici anni. E sono ottimista. Senza lenti rosa, le prospettive oscillano tra il drammatico ed il tragico. Però confido che andrà anche peggio.