Italiano a go-go

21 Marzo 2009
Immagine di un vocabolario sul termine Italian
Certo, l'italiano si è riempito di termini stranieri, soprattutto inglesi. Ma anche gli stranieri utilizzano molte parole italiane, soprattutto per prodotti che vogliono ammiccare ad una, vera o presunta, italianità. Il problema è che qualche volta lo fanno a sproposito.

L’italiano salvato dagli stranieri

Abbiamo schedulato un meeting per il week-end, faremo un lunch per i dealer ed un cocktail per i reseller.

Oggi se non parli così non sei nessuno, non solo non puoi fare il manager di una multinazionale, ma forse neanche il meccanico in un officina Piaggio. Sembra essere una verità accertata il fatto che gli italiani siano un po’ esterofili. Non è solo la sindrome dell’erba più verde, ma anche un piccolo complesso di inferiorità che ci portiamo dietro da tempo (non senza motivo).
L’uso e l’abuso di termini stranieri, soprattutto angolosassoni, è forse diventato eccessivo, ma di questo magari parliamo un’altra volta. Stavolta vorrei proporvi la sindrome opposta. E’ infatti forse poco noto che l’italiano è una lingua molto usata in altri paesi, soprattutto per dare i nomi ai prodotti.

In uno Starbucks di Seattle o di Brisbane potete ordinare Espresso, Latte, Cappuccino, Frappuccino, Mokaccino. Attendo da un momento all’altro anche il Marocchino. Il fatto che i suddetti manufatti abbiano poco in comune con le omonime bevande che potete sorseggiare al Bar Sport di Ripabottoni è un dettaglio irrilevante. A Londra, nei cafè del centro, ho visto personalmente dei cartelli con su scritto “Panini”. Mentre da noi i cartelli nei bar di Castelbottaccio recitano “Sandwich”. Potenza della globalizzazione.

Ma dare nomi italiani a roba mangereccia che viene dall’Italia è forse anche troppo ovvio. D’altra parte li hanno sempre usati per spaghetti, macaroni, bologna (la mortadella), zucchini (le chiamano così). Normalmente si tende ad usare i nomi originali, così come noi diciamo ‘computer’ e non ‘calcolatore’. Lo so, i Francesi non lo chiamano così, ma non tocchiamo questo tasto altrimenti facciamo notte.

Non è neanche strano che siano le automobili di origine americana ad avere spesso nomi italiani: Corsa, Monza, Capri, Ghia, Gran Torino (da cui il recente film di Clint Eastwood) ed altre. Giapponesi e coreani hanno fatto man bassa: Alto, Baleno, Cuore, Corolla, Cappuccino (ancora!), Carisma, Concerto, Carina (ma sono tutte con la ‘c’?), Diamante, Leone. Anche gli europei non scherzano: Allegro, Maestro, Lupo, Scirocco, Vento. Vogliamo dimenticare la malesiana Proton? Loro sì che hanno capito che la macchina è un elemento della famiglia, più di un cane, così hano chiamato un loro modello Persona. Pare che soprattutto i costruttori orientali abbiano pre-registrato migliaia di nomi italiani o che comunque suonano come tali.
Nonostante tutto l’Italia una buona tradizione in fatto di automobili e dare un nome italiano probabilmente dà all’auto un’immagine di sportività e di successo. Magari non di qualità, ma non si può avere tutto.

Allora solo cibo e macchine? Nein! Proprio due minuti fa mi è arrivata una email che pubblicizzava il nuovo supersottile, hi-tech, de-luxe, portatile della Dell. Come si chiama? “Adamo”. Già, come il primo uomo. E non è una novità. Un altro modello di portatile della stessa casa Texana si chiama “Vostro”. Allora anche nella tecnologia informatica la nostra lingua dà un’immagine migliore? No, non credo. Forse è solo il suono un po’ esotico. D’altra parte ci furono anche i ‘Compaq Presario’, i ‘Macintosh Quadra’ o decine di altri che ora non rammento.

Comunque sia, penso proprio che comprerò un Dell Adamo. Così quando chiederò troppo a Vista (italiano pure questo) copiando tre file da una cartellina all’altra, facendolo inesorabilmente piantare, potrò con ben diritto urlare: “Ma porca di una Eva!”.

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