Mai chiedere consigli a sconosciuti

7 Novembre 2009
Mai chiedere consigli a sconosciuti
Molte delle considerazioni che faccio in questo post del 2009 rimangono sensate anche oggi, a distanza di quasi quindici anni. E sono ottimista. Senza lenti rosa, le prospettive oscillano tra il drammatico ed il tragico. Però confido che andrà anche peggio.

Soprattutto se lo sconosciuto sono io

La notizia del taglio agli investimenti sulla banda larga l’avrete letta tutti. Potremmo argomentare per mesi sulla faccenda; potremmo discutere ore sull’opportunità che lo Stato intervenga su infrastrutture private e sulla questione che queste stesse infrastrutture debbano o no tornare ad essere pubbliche.
Dubito che siate interessati alla mia opinione, ne avete già una vostra e non sapreste che farvene di una di seconda mano.

Però mi pare che tale decisione sia la spia ineccepibile di una tendenza. Vorrei per questo raccontarvi un piccolo episodio, piuttosto curioso, che mi è capitato l’altro giorno.
Durante un viaggio in autostrada mi sono fermato per un caffè in un autogrill. Entro ed trovo il bar deserto, solo un ragazzo alla cassa e nessun cliente. La situazione è così inusuale che mi scappa una battuta a voce alta: “E’ chiuso?”

Il ragazzo, sotto la trentina, non comprende che era solo una battuta e mi riprende: “siamo sempre aperti.”. Lo rassicuro spiegandogli che volevo solo scherzare sulla curiosa circostanza.
Evidentemente colpito dal fatto che scherzassi con uno sconosciuto, forse deviato dal mio abbigliamento, una volta tanto impeccabile, probabilmente scambiandomi per una persona seria, mi si piazza davanti a braccia conserte e mi spara una domanda a bruciapelo: “Lei cosa farebbe al mio posto?”
Un po’ per la domanda, un po’ per il sapore e la consistenza di quella bevanda scura che Autogrill spaccia per caffè, devo aver fatto una faccia tra l’attonito e il basito. Allora lui prosegue:
“25 anni, laurea specialistica abbandonata ma che potrei riprendere, nessun legame affettivo, lavoro in autogrill con turni anche notturni, situazione in America che potrei sfruttare, cosa farebbe al mio posto?”.

La domanda mi ha colpito perché me la faccio anch’io tutti i giorni. Certo, ho il doppio degli anni (quasi), sono laureato, ho moglie e figlio, non faccio i turni all’autogrill, non ho neanche una situazione in America. Ma per il resto, sono nella stessa situazione.
Prima di decidere del destino di uno sconosciuto mi faccio due conti su quanto mi costerà di avvocato la causa che il ragazzo mi intenterà fra vent’anni per averlo messo in mezzo ad una strada. Poi mi lascio andare:
“Vai via. Via. Via di qui. Ma non in America, troppo diversa e anche in fase decadente. Vai un in paese civile, in Europa del nord, Olanda, Danimarca, un qualsiasi paese scandinavo.”

Il ragazzo sembra colpito. Forse avergli prospettato una strada diversa da quelle che aveva in mente lo ha disorientato. Lo lascio in quello stato, il bar è ancora vuoto, scappo quasi come temessi di aver combinato un guaio. Prima di varcare la porta mi fa: “se domani non mi trova, vuol dire che ho seguito il suo consiglio”.

Non sono tornato il giorno dopo a controllare. Dubito che il tizio abbia davvero messo in pratica un consiglio del primo cretino che si ferma al bar. A scanso di equivoci però, io non mi fermo più lì.

Rimane il fatto che ho davvero perso la fiducia che questo paese possa rialzarsi. Ho visto che sono in molti a darmi ragione, persino un personaggio pubblico agli antipodi da me come Beppe Severgnini.

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