Tasse e Tassì

19 Gennaio 2012
Taxi anni 50
Una storia divertente su come tutti noi abbiamo un "doppio standard". Con uno giudichiamo l'operato degli altri. Con l'altro giudichiamo il nostro. E chissà come mai, con noi stessi siamo tutti un po' più indulgenti. E non c'è verso che vediamo le contraddizioni, anche quando queste sono lampanti. Per noi, c'è sempre un motivo valido.

Oggi vi racconto una piccola storia di ordinaria Italia. Non ne trarrò alcuna morale, lascio a voi il delicato compito di interpretarla.

Sono le 20.30 e sono bloccato in una importante riunione in un grande albergo di Montesilvano. L’ultimo treno che parte da Pescara per casa c’è alle 21.05. Se lo perdo, devo trovarmi un giaciglio di paglia sotto un ponte, ma la temperatura esterna è più finlandese che abruzzese. Decido allora di chiamare un taxi.
Il taxi arriva con prontezza insolita. Immagino che non siano proprio pieni di lavoro. Non è certo Roma.

Mi intrattengo con il tassista e naturalmente il discorso cade in fretta sulle annunciate liberalizzazioni del governo Monti e sulle proteste dei tassisti romani e napoletani.
Il tassista mi sorprende dimostrandosi subito schierato dalla parte di Monti. Riporto solo qualche estratto dai suoi discorsi che, indipendentemente da come la pensiate, sembrano traboccare di buon senso.

“Non è giusto che un giovane laureato non possa aprire una farmacia nel suo paese, solo perché ce n’è già una aperta cent’anni fa dal nonno dell’attuale unico farmacista del paese. Il fatto di essere nati dopo non può essere una discriminazione.”

“E’ assurdo che uno stabilimento balneare dichiari impunente incassi ridicoli. E’ evidente che non emettono scontrini. Non è giusto, anche perché sono titolari di concessioni demaniali. Lavorano su terreni ed immobili nostri, che paghino poco la concessione passi, ma che non paghino le giuste tasse su ciò che incassano è una forte ingiustizia verso chi fa il proprio dovere fino in fondo.”

“In Italia dobbiamo cominciare tutti a fare il nostro dovere da cittadini, partendo dal non sporcare i marciapiedi con carte e sigarette per finire con il pagare tutti le tasse.”

“Ma se quei colleghi romani dicono di aver pagato la licenza 200.000 euro, allora perché dichiarano quanto me, che lavoro a Montesilvano e faccio due corse al giorno, quando va bene?”

Ammirato da tanto buon senso, espresso senza livore, argomentando con numeri ed esempi, non ho fatto caso all’orologio che minacciava una nottata in qualche hotel malfamato.
Nessun problema invece. In dieci minuti ero già davanti alla Stazione Centrale. Alzo gli occhi verso il tassametro e deglutisco sonoramente: 25 euro. Il tempo di riprendermi e con un filo di voce azzardo: “Mi fa la ricevuta, per cortesia?”.

La risposta del tassista è immediata: “Uhhh, ma sa’ fenut’ lu bollettin’ (Ho finito il bollettino)”

Si gira verso di me, forse nota il mio sguardo attonito, sospeso tra imbarazzo e incredulità e sbotta: “Facciamo 20, dai!”

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