Imprenditori e prenditori

28 Maggio 2009
Imprenditori e prenditori
Due storielle, tutt'altro che inventate, per descrivere due tipi diversi di imprenditori. Il primo, sfigato, ero io nel 2009. Non ho smesso di essere sfigato, ho solo smesso di essere imprenditore. Il secondo era il mio elettrauto. Giuro, non ho inventato niente. E' andata esattamente così come la racconto.

Storie diverse per chi pensa che gli imprenditori siano tutti uguali

Caso 1

Quel giorno il signor Rossi, un brillante cinquantenne a capo di una importante azienda di comunicazione, aveva un appuntamento da un cliente importante: la Contea del Vattelappescashire nella Tasmania meridionale. 18 mesi prima gli era stata commissionata una campagna pubblicitaria dedicata alla principale attrattiva della Contea: la caccia alla lumaca. Una particolare caccia effettuata con fionde nella quali i cacciatori cavalcano canguri pezzati appositamente addestrati ed indossano tutù di pizzo rosa.

L’azienda del signor Rossi ci aveva lavorato un anno e mezzo. Finalmente dopo ripetute revisioni, rilanci, aggiunte, modifiche e cambiamenti di rotta, il contratto era chiuso. Doveva essere chiuso già da sei mesi, tutto quello che c’era scritto nel contratto era stato realizzato, anzi sicuramente era stato fatto di più di quanto previsto. Il signor Rossi non era particolarmente contento della situazione, ma sapeva che non poteva irrigidirsi. Rischiava di perdere il cliente e vedere ulteriormente rimandato il pagamento.
Il signor Rossi quel giorno si recava dal cliente a chiudere la commessa, finalmente. Così avrebbe potuto fatturare e, forse, un giorno, la Contea l’avrebbe pagato. Sempre che il ministro della Tasmania, Bob Threemounts, non decidesse arbitrariamente di chiudere i rubinetti finanziari alle Contee.

Il responsabile dell’Ente, un vecchio funzionario in gessato grigio e farfallino rosso, osservava con soddisfazione il lavoro fatto. Pacche sulle spalle, un brindisi con acqua di torrente ed un cocktail di lumache freschissime per festeggiare. Erano sul punto di salutarsi, quando il funzionario tirò fuori dalla borsa di pelle di kiwi un plico apparentemente innocuo: “Signor Rossi, visto che c’è, dovrebbe realizzare una piccola campagna di affissioni. Niente di speciale, si figuri, non sono neanche centomila manifesti in 200 città dell’Andalusia. Pare che lì vadano matti per la caccia alle lumache”. Il volto del signor Rossi non lasciò trasparire nulla. Nessun segno esteriore che rivelasse la torsione del suo intestino tenue, il travaso di bile e la cirrosi fulminante che lo avevano colto. Con un sorriso più falso di un acquerello di Caravaggio, il signor Rossi prese il plico, lo accarezzò frenando ogni pulsione distruttiva e lo pose con delicatezza nella sua borsa di legno d’acero.

Il signor Rossi sapeva bene che quel plico rappresentava altre due settimane di lavoro per due persone. Forse lo sapeva bene anche il funzionario, forse no. Lo consolava il fatto che era ormai l’ultimo ostacolo prima che la Contea si decidesse davvero di saldare il conto. Altri sei mesi ed avrebbe visto i soldi. Era quasi felice. Nonostante tutto.

Caso 2

Il signor Rossi si recava dal suo elettrauto con brutti presagi. Il giorno prima dei ladri maldestri avevano tentato di portargli via l’auto, una splendida Pegiò 123. Le centraline elettroniche erano partite, i fili sotto al volante erano diventati un ammasso di spaghetti scotti. Il signor Rossi, in sella al suo scooter poteva solo rallegrarsi che il tempo in Tasmania era clemente in quella stagione e l’indisponibilità della macchina non era un grosso problema.

La sentenza fu crudele ed inappellabile: 2300 dollari tasmanesi. Per fortuna l’assicurazione ne avrebbe pagato buona parte. Il signor Rossi non pensò minimamente a cercare di lucrare sulla sfortuna. Che ci crediate o no, è una pratica diffusa in Tasmania. Con la complicità e connivenza del riparatore e, in qualche caso del perito, da quelle parti usano gonfiare il preventivo per truffare l’assicurazione.
Il signor Rossi non era il tipo. Non era sicuro che l’elettrauto ed il riparatore non fossero d’accordo, ma a lui, anima candida, bastava avere la coscienza pulita.

Al momento di salutare, l’elettrauto, vestito come un pilota di formula 1, con tanto di tuta personalizzata e sponsorizzata, fece una richiesta che lo sorprese: “Sa, signor Rossi, io devo comprare i pezzi di ricambio, si tratta di roba costosa, c’è la crisi internazionale, i fornitori non mi fanno credito, le banche sono esose, la benzina aumenta, la cognata di mia suocera deve operarsi per un neo sul gluteo, non ci sono più le mezze stagioni, … dovrebbe anticiparmi i soldi per acquistare i pezzi.”.

Il signor Rossi non riuscì a nascondere imbarazzo e sorpresa: “Mi scusi, ma è una cosa normale?. E’ in questo campo che si usa così o è solo lei?”. Il signor Rossi pensò che se nelle costruzioni si usasse questo metodo, nessuno potrebbe acquistare una casa, perché dovrebbe pagare terreno e materiali prima che la casa sia costruita. Probabilmente il mercato delle auto crollerebbe perché bisognerebbe anticipare all’ordine il 90% del prezzo. Non c’era neanche un problema di fiducia. La sua macchina era lì e certamente nessuno gliel’avrebbe mai riconsegnata se, una volta aggiustata, non avesse saldato il conto. L’elettrauto non si mosse di un passo. Le argomentazioni del signor Rossi riguardo il rischio d’impresa non lo commuovevano affatto. Si aspettava un assegno di 1.650 dollari tasmanesi. Poi, incassato l’assegno, avrebbe ordinato i pezzi.

Il signor Rossi non usava portare con sé il libretto degli assegni. Nel rimandare al giorno successivo l’anticipo si preoccupò di chiedere all’elettrauto se avesse dei figli. Alla risposta affermativa, gli chiese se per caso avesse bisogno di qualcosa per la cena della sera. Non si sarebbe mai permesso di offrire del denaro, ma lo preoccupava il fatto che delle anime innocenti potessero rimanere senza cibo solo perché lui non aveva gli assegni con sé. L’elettrauto lo rassicurò: avevano di che mangiare.

Sono storie diverse, con un’unica morale: se mio figlio continua a studiare, gli spezzo le gambe.

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