Low cost spelling

7 Marzo 2009
Ryanar
Nel 2009 Ryanair era già abbastanza popolare. Anche allora però, le bislacche pratiche per recuperare soldi dai clienti erano piuttosto fastidiose. Qualcuna di queste è scomparsa, come l'assenza di posto assegnato e la conseguente caccia al posto. Altre sono rimaste. Ma visto il costo dei voli, le sopporto senza problemi.

Basso costo, ma non esageriamo.

Amo Ryanair.
Certo, ha qualche difettuccio. Come quello di fare scalo solo in aeroporti sgangherati, sbattuti a cento km e più dalla tua destinazione, il più delle volte collegati alla meno peggio con autobus, treni e risciò con propulsori umani. Aeroporti così piccoli che quello di Pescara sembra il JFK. E quando sono attrezzati hanno giusto due negozietti sfigati che vendono magliette turistiche costose come gondolette in vetro di Murano in una boutique di Venezia.

Però i parcheggi sono eccezionali. A Bergamo ne ho prenotato uno che costava un botto per poi scoprire che distava solo cinque km dal terminal. Comodo, non c’è che dire.
Quando prenoti ti solleticano l’appetito con offerte mirabolanti: 9,99€! Poi scopri che è il volo delle 6 del mattino da Szczecin a Osijek. Senza contare che poi devi pagare a parte balzelli, tasse e sovrapprezzi che gonfiano l’importo fino a farlo diventare quasi un business class Alitalia. Si paga tutto: check-in, bagaglio in stiva, assicurazione, carta di credito. Non sia mai il tuo bagaglio in stiva supera i 15 kg! Le addette al check-in sono tutte praticanti di studi notarili. Per ogni kilo di eccedenza accendono un mutuo ventennale a tasso fisso.

Alla fine della prenotazione ti assillano con offerte di varia natura: visto che parti, ti serve l’albergo? Come non ti serve l’albergo? Davvero non ti serve? E dove dormi? Ah, non dormi? E la macchina a noleggio, eh, eh? Niente macchina? Biglietti per il teatro? Per il cinema? Per la metro? Per il parcheggio? Un buono per 6 BigMac da McDonald’s da consumarsi il primo giorno di permanenza, ma solo se è venerdì di quaresima?
Non sia mai devi rimandare il volo per qualche motivo, ti tocca ricomprare il biglietto da capo e per il rimborso puoi anche raccomandarti a tutti i santi, ma loro, pur irlandesi cattolici, non si commuovono.

SI paga pure per stare davanti nella fila all’imbarco. Ma poi pagano tutti e si sta tutti come falchi a tentare di prendere la posizione migliore. Salvo poi accorgersi che si è fatto a botte con una signora del Lancashire solo per arrivare prima al pullman che non parte se non sono arrivati tutti. O meglio, parte solo dopo che si è smentita la legge dell’impenetrabilità dei corpi.
Dopo un giro abbastanza lungo da farti sospettare che abbiano intenzione di portarti all’aeroporto di destinazione in quelle condizioni, si arriva sotto l’aereo. A quel punto si ripete la scena fantozziana della caccia al posto. Professionisti , dirigenti di azienda e funzionari pubblici che scaraventano ragazzini giù dalle scalette di imbarco, casalinghe speranzose e biologi in andropausa che si accapigliano per un posto al finestrino, bambini catechizzati da genitori mefistofelici che si sdraiano sui sedili occupando sei file per i loro parenti ed amici.

Poi con la storia che il bagaglio in stiva si paga a parte, si vedono scene raccapriccianti con signore appesantite (tanto da pagare loro stesse un sovrapprezzo) che trasportano carrelli così grandi che hanno pure la targa. Skipper in erba che portano barche a vela intere, smontate e ficcate a forza con tutto l’albero maestro in uno zainetto deformato. E poi pretedono di farlo entrare nella cappelliera sopra le loro teste. I poveracci che arrivano in ritardo non trovano più posto neanche per un marsupio, figurarsi per i loro trolley ipertrofici.
Anche in volo devi pagare tutto. Un panino ed una birra durante il viaggio possono costarti anche più del biglietto. C’è la poi la seccatura delle hostess che provano a venderti di tutto: dai biglietti del treno per arrivare in città, ai profumi e balocchi, ai gratta e vinci. Adesso poi vogliono farti pagare pure la toilette. Appena assunti, gli assistenti di volo fanno dei corsi intensivi di tecniche di vendita. Dubito però che sappiano come si evacua un aereo ammarato nell’Hudson.

Passano ogni dieci minuti per ritirare carte e avanzi, per evitare di dover pulire dopo che sei sceso perché nel frattempo stanno salendo già quelli del volo successivo e non si può perdere tempo, Hahn, Angoulême, Zweibrücken, Tampere, Bydgoszcz aspettano. I tram di Milano sostano al capolinea ben più a lungo di un 737 Ryanair a Ciampino.
Quando finalmente atterri, non fai in tempo ad alzarti che già il pilota è dietro di te a spolverare la poltrona perché gli altri viaggiatori sono nel pullman di sotto, ansiosi di accapigliarsi per un posto vicino al motore.

Già, Ryanair non è perfetta. Ma io l’amo. Senza di lei avrei fatto un decimo dei viaggi che ho fatto. E prima che la pacchia finisca, perché finirà, approfittatene! Dopo aver pagato 500 euro per un volo Pescara-Milano, si può sopportare senza problemi tutto quello che ho appena scritto.

Però, signori di Ryanair, quest’ultima cosa proprio non ve la perdòno. Passi pure che non controlliate il livello del kerosene prima di partire, passi pure che non accertiate il tasso alcolemico dei piloti appena usciti dal pub, passi pure che non stiate attenti ai 200kg di uranio arricchito che un tizio con barba e turbante porta nel suo bagaglio a mano inclinando l’aeromobile di 20 gradi.

Passi tutto. Ma prima di spedire una newsletter, rileggetela almeno:

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