Norwegian Wood

16 Aprile 2010
Norwegian Wood
Questo post sembra invecchiato male. Dal 2010 i nostri amministratori hanno abbondantemente imparato a usare smartphone e tablet, fin troppo. Il problema di fondo, però, resta la trasparenza (quella vera). E su questo le cose non sono cambiate molto. E non credo cambieranno nei prossimi dieci anni.

Confessioni di un emigrante in pectore

Sto preparando armi e bagagli, ho deciso di partire, volare via, emigrare. Destinazione: Norvegia. Un posto dove il clima è senz’altro migliore del nostro (le ultime settimane di grigio piovigginoso che abbiamo avuto a Termoli avrebbero intristito anche un animatore di villaggi nato nei sobborghi di Londra).

Ma, a parte il clima più solare, perché ho scelto la Norvegia? E’ inutile che vi faccia l’elenco completo, su wikipedia troverete tutte le informazioni su PIL (secondo al mondo per abitante), welfare, risorse naturali (galleggiano sul petrolio), istruzione e via discorrendo. Solo questo non basta. Il solo fatto di essere un paese civile non è sufficiente a determinare una scelta. Fosse così, qualsiasi altro paese sarebbe già meglio di quello che lascio. Beh, no. Forse lascerei fuori Alto Volta e Kirghizistan.
L’ultima, decisiva spallata verso la fatidica risoluzione l’ho avuta leggenda questa banalissima notizia. Faccio un brevissimo riassunto. Il primo ministro norvegese, Jens Stoltenberg, è rimasto bloccato a New York come qualsiasi altro passeggero in viaggio verso il Nord Europa durante la crisi del Vulcano islandese Eyjafjallajokull (nei panni del vulcano sarei anch’io parecchio arrabbiato visto il nome che mi hanno affibbiato).

Mentre però aspettava che la situazione si chiarisse, il valente Primo Ministro ha pensato bene di utilizzare il tempo controllando gli affari della Nazione (la sua) con un iPad, il nuovo giocattolino gioiellino della Apple. E scommetto che il nostro (mi sento già norvegese) Primo Ministro è andato personalmente nel negozio della quinta strada, ha fatto la fila come qualsiasi altro cliente ed ha comprato l’attrezzo con i suoi soldi.

Ma facciamo finta che questo sia folklore, curiosità, nulla di più. Quello che fa davvero la differenza è che il signor Stoltenberg sa usare quell’affare (come qualsiasi altro pc). Non basta. Quello che fa ancor più la differenza è che lo usa davvero per dare trasparenza e comunicazione al suo operato. Il tizio ha un account Twitter, una pagina di Facebook, un suo blog e usa Flickr per pubblicare immagini e video. E sono sicuro, ci metto la mano sulla bocca del vulcano Eyjafjallajokull, che è davvero lui ad aggiornare tutto.

D’accordo, nel suo paese le cose vanno bene, tutto funziona, sono seduti su fantastilioni di barili di petrolio, avrà tempo da perdere. Ma non basta. Non è la passione per la tecnologia del Primo Ministro che invidio alla Norvegia, è la loro predisposizione verso la trasparenza. Noi siamo Latini, con venature Levantine ed una spruzzata di Partenope. Siamo stati abituati a nascondere le vergogne, ad infilare la polvere sotto il tappeto, a mettere una pezza sugli strappi dei pantaloni, non impareremo mai ad essere diretti, genuini, tra-spa-ren-ti, neanche fra venti generazioni.

Fateci caso, i mezzi di comunicazione preferiti dai nostri amministratori sono due: il telefono cellulare e la tv. Il primo è il perfetto simbolo di una comunicazione ristretta, ristrettissima, uno a uno, segreta, protetta, criptata. La secondo è l’emblema di una comunicazione verso tutti, ma inesorabilmente unidirezionale, senza alcuna possibilità di una pur minima parvenza di contraddittorio.

Badate bene, non è questione di partiti. Se al posto del nostro attuale Presidente del Consiglio ci fosse un Bersani qualsiasi sarebbe uguale, anzi, le mie ancestrali memorie di una sinistra oscura e dirigista mi rendono ancor meno ottimista, almeno in questo senso.
E non mi si fraintenda, non sono i politici a non essere trasparenti. Siamo noi che non lo pretendiamo, anzi forse siamo proprio noi che preferiamo il contrario. Non si sa mai, magari qualche volta ci potrà essere utile un piccolo favore, un occhio chiuso, una leggera spintarella. Non è il caso di far sapere in giro i fatti nostri.

Ecco perché me ne vado. I caldi fiordi del mar baltico mi accoglieranno a braccia aperte. Devo solo sistemare un po’ di cosette ancora qui. Mi ci vorranno dieci, massimo vent’anni, ma poi parto davvero.

Per questo post ho pensato di riesumare anche i commenti dei miei lettori di allora.

Il socio, il 03/05/2010 alle 17:27, ha scritto:
Ed io vengo con te! Magari se i fiordi fossero meno caldi di ciò che vagheggi sarebbe pure meglio. E magari facciamo tra 5, dieci anni al massimo, così abbiamo il tempo pure di goderceli un pò… stì norvegici!!!
Michele Vitale, il 07/05/2010 alle 13:15, ha scritto:
c’è posto anche per me? ;-)
Edenio, il 11/05/2010 alle 13:47, ha scritto:
Piano, piano, senza spingere, uno alla volta.

C’è posto per tutti.

Azzurra, il 14/01/2011 alle 11:11, ha scritto:
Ciao Edenio!
Hai fatto benissimo a lasciarmi il link a questo post nella tua mail… è favoloso, lo adoro!
Dai molliamo tutto e andiamocene in Norvegia!
Edenio, il 14/01/2011 alle 12:13, ha scritto:
Ciao Azzurra! Quest’estate faccio un giro di perlustrazione mascherandomi da turista. Chissà che in Norvegia non abbiano bisogno di uno che faccia il mio mestiere… aspetta, io che mestiere faccio?
Giornalista incazzato, il 28/02/2011 alle 08:50, ha scritto:
Gentile Edenio, ottima scelta la Norvegia! Ma la avviso che il mar Baltico è il mare interno che si trova tra la Svezia e il continente europeo. Forse erano i fiordi del Mare del Nord?
Edenio, il 28/02/2011 alle 09:14, ha scritto:
Ma come? L’unico giornalista davvero informato proprio a me doveva capitare?
E’ che il Mare del Nord suonava male, mar Baltico è più musicale.
E si ricordi che nel 2008 ho vinto il campionato mondiale di arrampicata sugli specchi!
Mimmo, il 02/03/2011 alle 16:42, ha scritto:
Non solo, ma ti potrà capitare – com’è capitato a me – che la ragazza del baracchino degli hot dogs ti regali un cono gelato semplicemente perché ti ha fatto aspettare troppo per prepararti l’hot dog…O che l’addetto dell’autonoleggio – com’è sempre capitato a me – non ti faccia pagare la benzina che manca dal serbatoio semplicemente perché gli hai detto che il clima dell’auto che hai affittato “non funzionava troppo bene”…Ti chiederai perché loro si e noi invece no. E ti risponderai: “C’è chi può e chi non può. Loro può.”
Edenio, il 02/03/2011 alle 17:05, ha scritto:
Non fate così, vi prego. Non versate sacchi di sale sulle mie ferite, non girateci dentro anche la punta del trapano, acceso.
E ora scusatemi, vado sul sito di Ryanair a prenotare un volo per Lillehammer.

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