Buoni propositi per il 2010

3 Gennaio 2010
Old fax machine
Un vecchio post del 2010 dove mi lamentavo dell'ingombrante presenza del fax nei nostri uffici. Da quel post sono passati alcuni anni, ma poi alla fine ci siamo liberati tutti da quell'aggeggio infernale. Di sicuro non lo rimpiangeremo.

Vade retro, macchina infernale!

Abbiamo appena lasciato alle nostre spalle una fine d’anno, anzi una fine decade, traboccante di liste e retrospettive su tutto, dai 10 film migliori dell’anno alle 100 canzoni più di popolari del decennio fino ai 3 commercialisti più simpatici del secolo (più di 3 non ne hanno trovati). Non ho intenzione di proseguire con questa infausta moda.
Prendo solo spunto da una lista sulle 10 tecnologie da ‘uccidere’ nel 2010. Quelli che mi conoscono possono testimoniare giurando su Bibbia, Corano e Talmud che dico queste cosa da vent’anni, ma io non scrivo su computer world.com, non ancora almeno, e quindi faccio finta che sia io a copiare.

Parliamo del fax. Parliamo di questo aggeggio infernale, diventato popolare negli anni ’80, che consente di effettuare una fotocopia di un documento cartaceo a distanza usando la normale linea telefonica. Il nome completo sarebbe ‘telefax’ che credo sia, a sua volta, una geniale abbreviazione di tele fac-simile. Il fatto che gli americani siano riusciti a prendere un nome composto da una parte greca (tele=lontano) e da una latina (fac simile), masticarlo, digerirlo e poi ripropinarcelo totalmente stravolto è una cosa che suscita in me al contempo indignazione ed ammirazione. Ma non divaghiamo.

Perché ho sempre considerato il fax come un aggeggio infernale? Perché usa un sacco di bella tecnologia per emulare la realtà e non per migliorare il nostro modo di vivere.
Vi faccio un disegnino per farvi capire la patente schizofrenia coinvolta nell’invio di un semplice fax. Perdonate la qualità del disegno, non è che siamo tutti Michelangelo qui!

Come funziona il fax

Se il disegnino non vi è chiaro, lo spiego a parole, che si capisce ancora meno:

Il foglio di carta viene dapprima scannerizzato, cioè sezionato in tanti minuscoli quadratini bianchi e neri e trasformati in bit, cioè elementi binari, zero e uno. Poi questi zeri e questi uno, per passare sulle linee del telefono sono trasformati in suoni dal modem integrato nell’aggeggio. Avete presente quei fischi che il fax emette prima di zittirsi? Per farla semplice il fischio è 1, il silenzio è zero. Solo che la sequenza di zeri e uno è così veloce che il fischio sembra continuo.
L’apparecchio che sta dall’altra parte del filo sente questi fantomatici fischi e li ritrasforma in zeri e uno. Poi la stampante provvede a riportarli in minuscoli quadratini bianchi e neri e trasferirli su carta. Et voilà, abbiamo un foglio di carta identico all’originale dall’altra parte del mondo. Insomma identico. Diciamo simile. Anzi, diciamo fac-simile.
E’ come il teletrasporto di Star Trek, solo che l’originale rimane sull’Enterprise e la copia se ne va in giro per i pianeti.

Tutto questo aveva senso quando il mondo non girava attorno ai computer, quando l’informazione era ancora di carta ed erano le carte ad essere catalogate ed archiviate. Ora le informazioni sono ‘zero’ e ‘uno’ già a monte, cioè gira tutto sui pc. Quindi ora il processo è diventato ancora più diabolico. Il foglio di carta ‘originale’ viene da una stampante ed quindi trasformato in analogico prima di essere faxato. Inoltre, con ogni probabilità, dall’altra parte, qualche povero mentecatto è costretto a trascrivere il contenuto del fax sul suo pc, ritrasformando per l’ennesima volta quel povero testo da analogico a digitale completando una girandola vorticosa che sicuramente avrà prodotto errori ed omissioni.

Perché dobbiamo continuare ad emulare una realtà obsoleta? E’ come se usassimo una bicicletta con gambe e piedi al posto delle ruote nel folle tentativo di emulare la corsa umana. E’ come se al bar, invece delle macchine per l’espresso, fossero dotate di moka Bialetti grandi come un frigorifero in grado di sfornare un caffè in meno di 5 minuti riscaldando un ettolitro d’acqua. Per bicicletta e macchina per il caffè, l’inventore si è posto il problema di arrivare ad una soluzione, solo passando per strade diverse.
E non vi azzardate neanche lentamente ad obiettare qualcosa sull’insostituibile bisogno dell’originale, sulla firma o dabbenaggini simili! Come tutti sappiamo il valore legale di un fax è quantomeno discutibile ed i falsi sono più comuni degli oroscopi in tv alla fine dell’anno.

Vogliamo parlare dell’affidabilità? Vogliamo parlare degli inceppamenti al ventiquattresimo foglio sui venticinque totali che stanno arrivando? Vogliamo ricordarci che l’omino dall’altra parte, di fronte al temutissimo ERR del modernissimo display del suo fax, ci rimanda di nuovo tutti i ventiquattro fogli già arrivati contribuendo all’abbattimento di uno spicchio di foresta amazzonica grande come un campo di calcio?

Vogliamo parlare del troglodita sistema di caricamento automatico dei fogli? Non ho mai visto un fax che non abbia bisogno di un’adeguata spintarella per ogni foglio che deve entrare, costringendomi a passare il mio tempo ad accudirlo amorevolmente invece che occuparlo in attività ben più produttive, come consultare la mia bacheca su Facebook ad esempio.

Nel nostro ufficio il fax è situato in un angusto locale, senza finestre, con le mura imbottite di gommapiuma. Non è una scelta, ma una precisa necessità. La mancanza di finestre è dovuta alle continue lamentele dei vicini stanchi del rumore degli apparecchi che volavano quotidianamente di sotto. I muri imbottiti servono invece a proteggere le nostre nocche, messe a dura prova dai continui colpi assestati in occasione di invio di documenti urgenti per i quali la controparte necessita, esclusivamente, di un documento faxato.

Dichiaro quindi pubblicamente il mio sogno per il nuovo anno: chiudere il 2010 senza più bisogno di tenere acceso notte e giorno quel demoniaco arnese. Anzi , mi sbilancio, faccio qui una solenne promessa: il 31 dicembre 2010 mi armo di randello e riduco quel trabiccolo in pezzi così piccoli, ma così piccoli, che qualcuno li scambierà per un borotalco grigio.

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