Precisi ed efficienti come orologi scozzesi

4 Agosto 2010
Precisi ed efficienti come orologi scozzesi
Scrivo queste note nel 2022, mentre il post è del 2010. In questi 12 anni, forse, anche a Roma o Milano le multe sono diventate un'esperienza così... soddisfacente, trasparente e semplice. Ma non ne sono certo. Dovrò andarne a prendere una. Devo sapere!

Viaggio in Scozia con sorpresa finale.

Qualcuno di voi saprà già che recentemente ho preso una pausa dai siti internet ed ho intrapreso un breve viaggio ‘culturale’ in terra d’Albione. Una settimana densa di eventi speciali in compagnia del mio rampollo, fresco diciottenne, alla scoperta delle delizie e dei misteri dei pub inglesi, da sempre a lui negati per la contingente mancanza della maggiore età, ed ora finalmente schiusi anche alla sua conoscenza.
Il viaggio è stato breve ma, come dire, intenso, quasi duemila kilometri in sei giorni, da Bristol a Bristol, passando per Cardiff, Stonehenge, Oxford, Nottingham, Edinburgh, Glasgow e Stratford-Upon-Avon. Una vacanza rilassante e riposante alla scoperta di Galles e Scozia, passando per un’Inghilterra diversa dalla ‘solita’ Londra.

Vi risparmio, per ora, le mie considerazioni su una settimana di guida a sinistra, sulla decina di ingressi in macchina per scoprire, dopo essersi seduto, che mancava il volante, una settimana di rotonde a tre corsie, di semafori prima e durante le suddette rotonde, di limiti di velocità degni di un ciclista e di autovelox posti ad ogni angolo.
Vi risparmio anche, sempre per ora, le decine, centinaia, migliaia di occasioni nelle quali ho invidiato la civiltà di un popolo e maledetto la latente quartomondizzazione del nostro paese, senza offesa per il quarto mondo, s’intende.
Sono qui per raccontarvi un banale episodio, capitato in una serata nella quale la mia italianità è esplosa in tutte le sue sfaccettature, anche le più oscure.

Per una sera, invece di cenare, rigorosamente alle 18.00, in un pub preso a caso, dall’aspetto malfamato, pieno di inglesi di mezz’età appena usciti dalle fonderie ed intenti a guardare un’appassionante incontro di cricket cominciato tre mesi prima, decidiamo di interpretare i perfetti turisti italiani e puntiamo l’Hard Rock Cafè di Edimburgo. Tanto per completare il quadro di italiani doc, invece di cercare un parcheggio in qualche multipiano distante la bellezza di cento metri, ci infiliamo in auto nella strada del ristorante e becchiamo un posto libero a cinque metri dalla porta d’ingresso.

Il parcheggio non è gratuito, si paga con monete (la macchinetta è ESATTAMENTE la stessa usata nella mia città) o con il cellulare usando il proprio credito telefonico. Non sono certo che funzioni anche con cellulari esteri per cui opto per le monete.

Entriamo, consumiamo un lauto pasto a base di chicken & ribs (pollo e costatine) sommersi dalla nostra amata salsa barbecue. Prima di uscire, chiudiamo il cerchio dei perfetti turisti italiani lasciando qualche sterlina per acquistare una t-shirt dell’Hard Rock Cafè.

All’uscita troviamo la sorpresa: una busta incollata al parabrezza che aveva tutta l’aria di una multa per divieto di sosta. Il nostro biglietto del parcheggio era in bella vista, deve esserci stato un errore. Mi rimetto in macchina col sangue che bolliva come l’olio delle chips che avevo appena avidamente ingurgitato.
Continuavo a guardare i segnali del parcheggio e non c’era nulla che facesse pensare ad una zona proibita o riservata ai residenti. Qualche sospetto ce l’avevo. Eravamo a dieci metri dalla principale strada di Edimburgo ed il fatto che avessi trovato parcheggio poteva sembrare sospetto. Ma chi ha frequentato quei posti sa che in quelle lande non sanno neanche cos’è il traffico. A girare per la città sono solo bus e taxi, le macchine non ci sono, non perché sia proibito, non so neanche il perché, semplicemente è così.

La multa era molto diversa da quelle che prendiamo dalle nostre parti, solitamente illeggibile perché scarabocchiate da un vigile frettoloso e poco aduso alle pratiche di lettura e scrittura. Era perfettamente stampata da un qualche maledetto marchingegno elettronico portatile. Il verdetto sulla cifra era impietoso: 60 sterline, più di 70 euro. A dispetto delle dicerie che dipingono gli scozzesi come genovesi in gonnellino, c’era la possibilità di dimezzare l’importo se si effettuava il pagamento entro 14 giorni. Pare che dalle loro parti ci sia un motto riferito ai soldi che recita: dirty, cursed and soon!
Ma io ero convinto della mia innocenza, come potevo dimostrarlo?

Leggendo la motivazione ‘ufficiale’ della multa scritta dalla macchinetta mi è venuto qualche dubbio. C’era scritto che ero parcheggiato in un’area non designata per quel tipo di veicolo. Come se avessi parcheggiato nel posto dedicato alle moto. Il poliziotto che ha compiuto l’infame gesto doveva essere uno che aveva a cuore il suo lavoro, uno che lo fa con professionalità, insomma una razza piuttosto rara alle nostre latitudini. Sul retro della busta c’era infatti scritto a matita in stampatello, aggiunto per maggiore chiarezza, che ero parcheggiato proprio su un box riservato alle moto.
Posto che con quel clima lì le moto si contano con le dita della zampa di uno struzzo (non è vero, ma mi faceva comodo dirlo), io non ho visto nessun cartello che lo indicava. Ero sempre più risoluto a contestare l’iniqua sanzione.

Al ritorno in Italia mi collego al sito della città di Edimburgo armato di tutto l’armamentario necessario: rabbia ed un librone su Diritti Naturali dell’Uomo in Vacanza in Scozia.
Il sito del Comune di Edimburgo non è il massimo in fatto di estetica. Non ha frizzi e lazzi, niente fuochi d’artificio, niente stuzzicherie, solo sostanza. C’è un link che porta ai parcheggi, da lì uno porta alle multe e da lì, inserendo il codice della multa, si può accedere ad altre informazioni e, eventualmente, pagare con carta di credito.

Scrivo il mio codice sperando che mi venga data la possibilità di appellarmi al Tribunale dell’Aja. Mi arrivano invece tutte le informazioni sulla mia multa: data, ora, modello e marca dell’auto, numero di targa e persino il colore, mancava la pressione delle gomme, ma evidentemente non serviva.
Purtroppo non c’erano solo informazioni testuali. C’era anche una bella galleria di foto della mia auto parcheggiata correttamente. Peccato che sull’asfalto, proprio davanti alle strisce e solo davanti al mio box, ci fosse una bella scritta: “solo motorcycles”. Una scritta che non avevo visto o avevo forse confuso con le solite “Look right” e “Look left” che adornano le strade inglesi ad uso e consumo dei pedoni del continente che dimenticano spesso da che parte guidano sulle isole britanniche.

Le altre foto riprendevano la mia auto dai diversi lati, compreso il mio tagliandino del parcheggio. Quella maledetta macchinetta aveva anche una macchina fotografica che il mio solerte boia ha usato senza ritegno caricando poi le foto sul loro sito in modo che io, una volta a casa, anche in capo al mondo, potessi ammirarle e piangere sulla mia distrazione.
Non ho potuto far altro che cospargermi il capo di cenere e mettere mano alla mia carta di credito, già duramente provata da sette giorni di cene e hotel (niente pranzi, siamo inglesi).

Adesso arriverà sicuramente qualcuno che mi dirà che queste cose ci sono anche in Italia, che sono un inguaribile esterofilo, che l’erba del vicino e che bla bla bla. Che arrivi pure, si accomodi, sono carico.

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