Stay hungry, stay foolish

6 Ottobre 2011
Steve Jobs
Questo post uscì in occasione della morte di Steve Jobs. Non fu un post memorabile, ma ho voluto comunque tenerlo in questa raccolta la mia vita professionale è collegata ad Apple da moltissimo tempo e qui racconto un'esperienza che rivela come Apple fosse un po' diversa.

Entro la giornata avrete già letto di tutto su Steve Jobs, sulle qualità dell’uomo, sulla sua genialità, sulla sua capacità di vedere oltre. Qualcuno ammetterà anche che aveva un bel caratterino, come tutti quelli che non sopportano la mediocrità.
In queste ore milioni di polpastrelli stanno martoriando tastiere bianche o nere, retroilluminate o opache, meccaniche o disegnate su uno schermo. Una volta tanto mi aggiungo al coro. Voglio aggiungere anche il mio ticchettio a questo concerto.

Era il 1985. Arrivavo a Reggio Emilia in treno, mi aspettava una settimana di corso alla Apple. La sede era a Reggio Emilia perché il suo distributore italiano, la IRET, era nata lì ed era appena stata acquistata dalla casa madre.
La sede non era chissà cosa. Attorno c’erano edifici che sembravano i depositi di Paperon de Paperoni, con tanto di guardia armata, ognuno con l’insegna di una banca. Erano i depositi dove lasciavano a stagionare il Parmigiano Reggiano. La sede della Apple era invece piuttosto banale, non c’erano ingegneri, né programmatori, né nerd occhialuti intenti ad inventare il teletrasporto. Era una sede commerciale.
Il mio negozio di computer, fino ad allora specializzato in giocattolini come Commodore 64 e Sinclair Spectrum, stava per diventare un Apple Center ufficiale. Prima di questo però, dovevano spiegarmi cos’era Apple, la sua filosofia, il suo modo di intendere l’innovazione, la semplicità d’uso.

Capii subito che Apple era diversa, dalla prima lezione. Non ci spiegarono nulla, non raccontarono la storia dell’azienda, non mostrarono grafici, quote di mercato, trend, previsioni di fatturato.
Niente di tutto questo, nella prima ora ci mostrarono, commentandole, 63 diapositive di volti sorridenti, mentre svolgevano il loro compito in Apple. Erano tutti i 63 dipendenti di Apple Italia: dall’amministratore delegato all’addetto delle pulizie.

Mi piace pensare che tra le qualità meno note di Jobs ci fosse la capacità di coinvolgere tutto il suo personale, di motivarlo, di spingerlo alla ricerca dell’eccellenza.

Il suo motto “Stay hungry, stay foolish” mi accompagnerà per sempre.
Buon viaggio Steve, non so se riuscirò a restare ‘affamato’, ma sul ‘folle’, puoi contarci!

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